Archive for the ‘Cultura e società’ Category

What if: E se il primo allunaggio fosse fallito?


19 Jul

Come tutti sappiamo (ma a volte qualche cospirazionista mette in dubbio), il 21 Luglio 1969, la missione Apollo 11, esegue il primo allunaggio della storia dell’uomo. Da allora, di questa impresa si sono esplorati diversi aspetti. Dalla storica frase di Armstrong, a quanto fosse stato complicato il tutto con i mezzi di allora, a quante altre scoperte scientifiche successive sono state rese possibili da questa sfida, al fatto che il dispositivo che sto usando io per scrivere, e voi per leggere, é infinitamente più potente dei “super” computers di allora.

L’informatica Margaret Hamilton posa con il software di guida dell’Apollo che lei e il suo team hanno sviluppato al MIT.

Ovviamente ci sono anche gli aspetti di politica a contorno, la gara contro l’URSS per prima.

Quello che non ci viene in mente subito, perché focalizzati sulla titanicità dell’impresa é: E se la missione fosse fallita?

Come andarono le cose

Il presidente degli stati uniti di allora era Richard Nixon (quello del Watergate per intenderci), e al successo della missione, nonostante i limiti della tecnologia di allora, fu messo in contatto con gli astronauti e questa é la conversazione:

President Nixon:
“Hello, Neil and Buzz, I’m talking to you by telephone from the Oval Room at the White House. And this is the president of the United States. I just want to say that I’m sure I speak for every American, and for people all over the world, in saying that we’re all very proud of what you’ve done. For one priceless moment in the whole history of man, all the people on this Earth are truly one. One in their pride in what you’ve done, and one in our prayers that you’ll return safely to Earth.”


Neil Armstrong (commander of Apollo 11):
“Thank you, Mr. President. It’s a great honor and a privilege for us to be here, representing not only the United States but men of peace, of all nations, and we thank you.”


President Nixon:
“We’ve got some time to wait. We’ll wait for the next step. We’re looking forward to your safe return.”


Buzz Aldrin (lunar module pilot):
“Thank you, Mr. President. It’s a beautiful place, and we’ve had a good time. We’re sure glad to be back.”


President Nixon:
“I believe you are! I believe you are! I know that the world is waiting with you to hear the final message of the day. We wish you the very best in all of your future endeavors.”

Tradotto:

President Nixon:
Salve, Neil e Buzz, vi parlo per telefono dalla Sala Ovale della Casa Bianca. Sono il Presidente degli Stati Uniti. Voglio solo dire che sono sicuro di parlare a nome di tutti gli americani e delle persone di tutto il mondo, dicendo che siamo tutti molto orgogliosi di quello che avete fatto. Per un momento inestimabile nell’intera storia dell’uomo, tutte le persone su questa terra sono veramente una cosa sola. Uno nell’orgoglio per quello che avete fatto e uno nelle nostre preghiere perché torniate sani e salvi sulla Terra.


Neil Armstrong (commander of Apollo 11):
“Grazie, signor Presidente. È un grande onore e un privilegio per noi essere qui, in rappresentanza non solo degli Stati Uniti ma degli uomini di pace di tutte le nazioni, e vi ringraziamo.”


President Nixon:
“Abbiamo un po’ di tempo per aspettare. Aspettiamo il prossimo passo. Aspettiamo con ansia il vostro ritorno in sicurezza”.


Buzz Aldrin (lunar module pilot):
“Grazie, signor Presidente. È un posto bellissimo e ci siamo divertiti. Siamo sicuramente contenti di essere tornati”.


President Nixon:
“Io credo che tu lo sia! Io credo che tu lo sia! So che il mondo sta aspettando con voi di ascoltare l’ultimo messaggio della giornata. Ti auguriamo il meglio in tutte le tue imprese future”.

Su YouTube ne vediamo il filmato integrale dell’epoca:

E se…

Come ogni missione sperimentale e scientifica, pur prendendo tutte le precauzioni possibili e con il massimo impegno per scongiurarlo, il fallimento é contemplato. Se questo accade dal punto di vista tecnico e scientifico, accade anche dal punto di vista comunicativo e politico.

Fu infatti chiesto a William Safile (giornalista Premio Pulitzer e scrittore di discorsi ufficiale della Casa Bianca), di scrivere un discorso che il presidente avrebbe dovuto pronunciare in caso di fallimento.

Qualche mese fa sono stato all’MIT di Boston, e nella sezione dedicata all’intelligenza artificiale del dell’Università, ho trovato l’installazione che vedete in questo video, é che ha ispirato questo post:

Si tratta di un Deepfake, cioè un video generato con l’IA, che simula il fallimento della missione con tanto del discorso sopracitato (e falsamente pronunciato) del presidente. Il video veniva visualizzato su una TV dell’epoca per rendere l’esperimento più immersivo.

Su YouTube ne é presente la versione integrale con una migliore qualità audio e video:

In rete é anche facile reperire il dattiloscritto del discorso:

Il discorso integrale tradotto:

Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace.

Questi uomini impavidi, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, sanno che non c’è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c’è speranza per l’umanità nel loro sacrificio.

Questi due uomini stanno donando le loro vite per l’obiettivo più nobile dell’umanità: la ricerca della verità e della conoscenza.

Si addoloreranno le loro famiglie e i loro amici; si addolorerà la loro nazione; si addolorerà tutta la gente del mondo; si addolorerà la Madre Terra per avere osato mandare due dei suoi figli verso l’ignoto.

Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini.

Nei tempi antichi, gli uomini hanno guardato le stelle e hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso, ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa.

Altri seguiranno e certamente troveranno la loro via di casa. La ricerca dell’Uomo non verrà negata. Ma questi uomini erano i primi, e i primi resteranno nei nostri cuori.

Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c’è, da qualche parte, un piccolo angolo che sarà per sempre l’umanità.

Considerazioni

Al di là delle considerazioni emotive di cosa é successo, e di cosa sarebbe potuto succedere, ho trovato l’esperimento di creare questa realtà alternativa un esperimento curioso e interessante.

Molte sono le riflessioni sui retroscena che non vediamo e le possibili alternative, i punti di vista di un evento che pensiamo di conoscere a fondo.

Possiamo anche speculare su sliding doors, dimensioni parallele dove le cose sono andate diversamente etcetera.

Lascio perdere le considerazioni etiche sui deepfake, del quale tanto ci sarebbe da discutere, più di quanto si sia già fatto.

Diari di viaggio: L’Isola dei Cani – Londra


12 May

Introduzione

L’Isola dei Cani (Isle of Dogs) è una penisola situata nell’East End di Londra, circondata su tre lati dal Tamigi. La prima volta che venni a conoscenza di questo nome fu su un Dylan Dog che aveva appunto quel titolo (Dylan Dog N 165 – L’Isola dei cani – 06/2000).

Da allora rimasi sempre incuriosito e affascinato da questo borgo dell’area dei Docklands, collocandolo idealmente in una ambientazione vittoriana e paleo industriale.

Il mese scorso, mi sono trovato a Londra per motivi di lavoro, e ho dovuto casualmente alloggiare in questa zona. Ovviamente la mia immaginazione “letteraria”, si è discostata parecchio da quello che ho visto realmente. Ma non del tutto, ed è stato interessante investigare come un grande borgo portuale sia diventato un trade center.

A darmi molti spunti di approfondimento è stato Docklands Museum, a pochi passi dal mio albergo (da sottolineare che, come tutti i musei nel Regno Unito, l’ingesso è gratuito o ad offerta libera).

Breve storia

Il nome “Isle of Dogs” ha origini incerte.  Una teoria suggerisce che Enrico VIII tenesse i suoi cani da caccia nella zona, mentre un’altra ipotizza che il nome derivi da una storpiatura di “Isle of the Docks”, in riferimento ai numerosi moli presenti.

Originariamente, l’Isola dei Cani era una zona paludosa scarsamente abitata.  Fu bonificata due volte nel XIII e nel XVII secolo, l’ultima volta ad opera di ingegneri olandesi. Con una sottile vena ironico-polemica, mi piace enfatizzare che entrambe le bonifiche non hanno avuto bisogno di alcun regime totalitario e autoritario per essere compiute.

In questa galleria alcune riproduzioni dei vicoli dell’epoca che ho fotografato al Docklands Museum

L’urbanizzazione iniziò nel XVIII secolo con la costruzione dei moli (West India Docks – 1802, East India Docks – 1806 e Millwall Dock – 1868).  Questi bacini resero l’area un importante centro commerciale.  Nel 1909, i tre bacini furono unificati sotto il controllo del Port of London Authority. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’area fu pesantemente bombardata dalla Luftwaffe, causando gravi danni.  Dopo la guerra, i bacini conobbero un breve periodo di ripresa, ma con l’avvento dei container, divennero obsoleti e chiusero progressivamente negli anni ’70, lasciando l’area in uno stato di degrado. 

Ma la parte che più mi ha interessato è, come appunto dicevo sopra, la trasformazione da quartiere portuale a quartiere del business. 

La Isle of Dogs oggi e il Canary Wharf business center

La riqualificazione

Nel 1981 infatti, fu istituita la London Docklands Development Corporation (LDDC), con l’obiettivo di rigenerare le aree portuali in declino di Londra, inclusa l’Isola dei Cani.  Attraverso incentivi fiscali e deregolamentazione urbanistica, ha attratto investimenti privati, portando alla nascita di Canary Wharf, un nuovo centro finanziario con grattacieli e infrastrutture moderne.  Tuttavia, questo sviluppo ha spesso trascurato le esigenze delle comunità locali, che si sono sentite escluse dal processo decisionale e dai benefici economici derivanti dalla riqualificazione  .

Una pubblicità dei nuovi appartamenti costruiti ad opera della LDDC rivolti ad una popolazione più abbiente

Molti residenti storici dell’Isola dei Cani hanno espresso preoccupazioni riguardo alla perdita di alloggi a prezzi accessibili e all’aumento del costo della vita.  La costruzione di abitazioni di lusso e l’arrivo di nuovi residenti benestanti hanno contribuito a trasformare il tessuto sociale dell’area, rendendo difficile per le famiglie a basso reddito mantenere la propria residenza. In altre parole, il processo di riqualificazione ad opera della LDDC ha dato luogo a quel fenomeno molto attuale, che comunemente chiamiamo gentrificazione.

La t-shirt del movimento di resistenza contro il processo di riqualificazione della LDDC con un drago che richiama la forma del Tamigi sul tratto dell’isola dei cani

In risposta a queste sfide, la comunità locale ha intrapreso diverse iniziative per proteggere i propri interessi.  Ad esempio, è stato adottato un Piano di Quartiere (Neighbourhood Plan) per monitorare e regolamentare lo sviluppo urbano, cercando di garantire che le nuove costruzioni includano una quota significativa di alloggi a prezzi accessibili e che le infrastrutture locali siano adeguate alle esigenze della popolazione.

Il movimento di resistenza ha avuto il sostegno di diversi musicisti e artisti locali come i Tough Cookies con il loro brano Here To Stay

In sintesi, la riqualificazione dell’Isola dei Cani ha portato a una trasformazione significativa dell’area, ma ha anche evidenziato le tensioni tra sviluppo economico e giustizia sociale.  Il fenomeno della gentrificazione, alimentato da politiche di sviluppo orientate al mercato, ha sollevato questioni importanti riguardo all’inclusione delle comunità locali e alla sostenibilità sociale delle trasformazioni urbane. 

Reato di pubblicazione nuovo album….


25 Nov

LEGIONE CARABINIERI LATSIO
STAZIONE DI VIA DI TORPILOQUIO

OGGETTO: Verbale di arresto—-/

L’anno 2020 nel mese di Novembre, giorno 24 alle ore 00:00, negli uffici della Stazione Carabinieri di VIa di Torpiloquio, noi sottoscritti Ufficiali ed Agenti di P.G. Pinco Panco e Panco Pinco, effettivi al suddetto comando, raccogliamo la confessione dell’individuo identificatosi come Andrea Raso.

Il soggetto, reo confesso della pubblicazione di materiale musicale, ha deciso di collaborare e di fornire altresì le generalità dei suoi complici, identificati in:

  • Marco Silvestri – reo di aver mixato le composizioni facenti parte dell’opera,e di aver eseguito le parti di basso nella canzonetta denominata “Semi Serenata”.
  • Piero Martorio – reo di aver preso parte alla composizione del suddetto brano.
  • A Giovanni Torrisi invece, si ascrive il reato di composizione dello scritto e dell’armonia del brano denominato “Il Falegname”.
    Gli accertamenti svolti hanno fatto luce sulle dinamiche criminali del sodalizio.

 

La mia partecipazione a Note on the road


09 Oct

Dietro proposta del mio amico Marco, ho deciso con entusiasmo di prendere parte a questo progetto.

Per chi non lo conoscesse ancora riporto al sito ufficiale senza dilungarmi in spiegazioni ridondanti.

Voglio però fare una riflessione su un fatto interessante, cioè la contaminazione naturale di diversi generi e strumenti. Negli anni passati si è fatto un uso estremo delle contaminazioni per assecondare una moda e alla ricerca forzata di una novità musicale. Come tutte le mode, le tendenze e le correnti questo ha prodotto delle cose gradevoli ma anche dei grandi orrori dati da mancanza di gusto e conformismo stilistico. Trovo che in questo caso la contaminazione avviene in modo naturale e senza forzature. Non è decisa “a tavolino”, un musicista fa quello che sa fare senza una regia centrale. Questa è secondo me la forza del progetto.

Il mio ruolo in tutto ciò, è principalmente quello di suonatore di Cigar Box Guitar, ma cerco anche di supportare con tutti i miei mezzi il gran lavoro che Marco sta facendo, per pura e gratuita passione.

Inizio con l’intervista che abbiamo girato il giorno delle registrazioni:

La prima delle canzoni che abbiamo registrato è Ciao Amore Ciao di Luigi Tenco (le altre non ve le dico per non rovinarvi la sorpresa). In principio ero un po’ perplesso da questa scelta, in quanto pensavo che tante altri brani si sarebbero potute prestare a un simile progetto. Poi mi sono ricreduto in quanto credo che questo brano, leggero all’apparenza, si presti parecchio a questi tempi di emigrazione dentro e fuori dal nostro paese. Il valore simbolico del brano poi, non è secondario. E’ stata l’ultima che Tenco ha cantato. Secondo la versione ufficiale della sua morte, il fatto che non fosse compresa sta tra i motivi del suo gesto estremo. Speriamo, nel nostro piccolo, di rendergli un po’ di giustizia.

Buon ascolto

Anni 30 – Non un decennio, ma una generazione


16 Oct

Anni 30 nel sound, 30 anni nella semantica.

Questo brano riprende musicalmente il Delta Blues dei ’30.  In quegli anni, da rurale il blues  stava per diventare urbano e i vocalizzi melodici si fanno da parte per dare spazio alle parole ritmate, che con gli anni, andranno a finire nel RAP, altro genere di denuncia sociale ed emarginazione.

Proprio questa radice musicale, mi è sembrato particolarmente adatto l’accostamento della musica al testo.  Nel brano, in ogni strofa un trentenne si descrive, in un modo che sta a metà tra una scheda segnaletica e una biografia.

Non aggiungo altro. Buon ascolto.

(per ascoltare clicca qui)

‘Ma guarda sto cretino…’ – analisi statistico-socio-ironica sull’intelligenza e la stupidità.


08 Jun

Prefazione

“Il mondo è pieno di scemi”, “la mamma degli scemi è sempre incinta”  e altri detti popolari e aforismi, trovano una dimostrazione leggera in questo post.

Scrivo queso a articolo a metà tra la scienza e la scemenza dove ragiono su alcune intuizioni miste a nozioni scientifiche e a testi su cui mi sto documentando. La cosa va presa con il giusto equilibrio tra ironia e serietà.

Il problema è piuttoso complesso, se si analizzano tutti i ‘tipi’ di intelligenza (sarebbe um problema multidimensionale), ma per approssimazione ci affidiamo alla misura più classica e riconosciuta il Quoziente Intellettivo (QI).

L’intelligenza media

Banalmente l’intelligenza media, è data dalla somma del QI di tutte le n persone presenti sulla terra, diviso n.

Media Aritmetica

Il QI è una misura che ha come valore massimo 150. La media è approssimativamente 100 (largomento è molto discusso ma non ho trovato dati ufficiali più precisi).

Approssimando la popolazione mondiale a 9.000.000.000:

QI Medio

 Graficamente:


QI

La distribuzione dell’intelligenza.

Tempo fa ragionando ho pensato che distribuzione dell’intelligenza è Gaussiana, intuizione che ho visto confermata da questo articolo già citato.

Tuttavia, è una approssimazione molto ottimista, infatti l’articolo dice che esistono QI inferiori a 50 non mensionati nel seguente lgrafico:

Gaussiana Intelligenza

Data la funzione Gaussiana:

Gauss

Se applichiamo l’inegrale:

Integrale

Abbiamo ovviamente la totalità della popolazione mondiale (il 100% appunto).

Intuitivamente, riducendo l’intervallo dell’integrale a avalori compresi tra 50 e 150, notiamo che la percentuale più alta della gente, sta nella media.

Abbiamo visto matematicamente, delle considerazioni abbastanza ovvie, tuttavia averne una visualizzazione grafica fa il suo effetto.

 

Conclusioni

Adesso esporrò le conclusioni, che se non supportate dalle precedenti dimostrazioni, potrebbero sembrare altezzose e politically scorrect, ma che a pensarci bene sono anche logiche e piuttosto banali:

  • Il 50% della gente ha una intelligenza inferiore alla media
  • Le eccellenze (ma anche i profili bassi) sono una percentuale esigua.
  • La maggior parte della gente ha un QI vicino alla mediocrità.

Con questo post mi sono solo voluto divertire, magari lo sviluppo e partecipo al Premio IgNobel.

PS: Tutto quello che ho scritto non implica che io mi reputi necessariamente come facente parte di una elite di gente particolarmente sveglia.

Critiche e discussioni bene accette.

Riflessioni: I bookmakers e gli assicuratori.


04 Mar

Un bookmaker è una persona o un’agenzia che stima la probabilità di un evento (solitamente sportivo) ed è disposta a scommettere il suo verificarsi pagando in maniera inversamente proporzionale alla probabilità stimata (quota).

Questo significa, banalmente, che più l’evento è probabile meno soldi ci guadagni in caso di vittoria.

Altrettanto banalmente, a meno che non si hanno delle informazioni che il bookmaker non ha, vincere qualcosa è puro azzardo. La così detta fortuna con la C maiuscola.

Bookmaker

Un assicuratore è una persona o un’agenzia che stima la probabilità di un evento ed è disposta a far pagare una quota e risarcire di un eventuale danno subito. Anche in questo caso si valutano i rischi ed è tutto proporzionato.

Anche in questo caso risulta conveniente solo nel caso in cui sappiamo qualche cosa (di cui l’assicuratore non è a conoscenza) che condiziona l’evento  (ma è raro che non facciano i dovuti controlli…)

Assicuratore

E’ strano trovare analogie tra queste figure , e il fatto che il primo venga visto come un vizio e il secondo come una virtù è quasi paradossale.

In futuro, dovessi stipulare un contratto di assicurazione (che non sia imposta legalmente come accade per l’RCA) terrò conto di questa riflessione.

 

 

 

Canzoni che avrei voluto scrivere: ‘A finestra’


27 Feb

Devo dire che Carmen Consoli non è una tra le mie cantanti preferite, ne riconosco il valore e alcune cose mi piacciono.

Tuttavia ho subito un (piacevole ma) forzato ascolto negli anni in cui ho vissuto a Catania, per sciovinismo dei miei amici e musicisti 🙂

Ma venendo alla canzone, la trovo davvero un capolavoro. Quando si scrive un brano, credo che la difficoltà sia nella sintesi, nella musicalità e nel riuscire ad evocare quello che vorremmo rappresentare. Alcune di queste cose ovviamente sono soggettive, ma vivendo quei luoghi e respirando quel folklore, all’ascolto sono stato pervaso dai ricordi e dall’atmosfera, quindi credo di aver colto molto di quello che la Cantantessa ha voluto rappresentare.

La musica è puro folk con la contaminazione mediorientale del vocalizzo arabbegiante. Ma quello che rende speciale la canzone è il testo che andremo a leggere, tradurre e commentare:

Sugnu sempri alla finestra e viru genti ca furria pà strada
Genti bedda, laria, allegra, mutriusa e siddiata
Genti arripudduta cu li gigghia isati e a vucca stritta
“Turi ho vogghia di quaccosa, un passabocca, un lemonsoda”
Iddu ci arrispunni: “Giusy, quannu ti chiamavi Giuseppina,
eri licca pà broscia cà granita”
“Turi tu n’ha fattu strada e ora che sei grosso imprenditori
t’ha ‘nsignari a classi ‘ntò parrari”

Sono sempre alla finestra e vedo gente che gira per la strada,
gente bella, brutta, allegra, arrabbiata, seccata
gente “(ben)riuscita” con le ciglia alzate e la bocca stretta:
« Turi ho voglia di qualcosa, un passabocca, una Lemonsoda »
Lui le risponde: ” ‘Giusy’, quando ti chiamavi Giuseppina,
ti piaceva la brioche con la granita!”
“Turi, tu ne hai fatta di strada, e ora che sei un grosso imprenditore
devi imparare a parlare con classe”

In questa prima strofa i passi notevoli sono la descrizione della gente, sopratutto a cigghia isata e a vucca stritta, rende l’idea degli anziani bisbetici che logori di una vita di sacrifici, disapprovano i tempi attuali e “i giovani”.

L’altra figura è la coppia costituita dall’imprenditore arricchito e la sua compagna (presumibilmente moglie). Lui, lavoratore,  è rimasto piuttosto semplice, a lei il benessere ha dato alla testa e ‘ordina’ lui di insegnarsi (imperativo di qualcosa che non si impara, ma ci si auto-impone) a parlare con ‘classe’ come lei, e abbandonare le abitudini tradizionali (brioscia e granita) in favore di altre più ‘esotiche’ e meno provinciali (sorbetto e lemonsoda). Anche i nomi dei personaggi non sono casuali, come lei stessa dice in una presentazione del brano, ‘Giusy con la y’ sta con ‘Turi senza y’. Giusy cioè, rinuncia al suo nome tradzionale Giuseppina in favore di un diminuitivo (anche piuttosto diffuso) che inserisca la ‘y’. Un po’ come Cesy Phantoni, il personaggio della canzone Cesira Fantoni di Guccini.

Sugnu sempre alla finestra e viru genti spacinnata,
sduvacata ‘nte panchini di la piazza, stuta e adduma a sigaretta,
gente ca s’ancontra e dici “ciao” cu na taliata,
genti ca s’allasca, genti ca s’abbrazza e poi si vasa,
genti ca sa fa stringennu a cinghia, si strapazza e non si pinna,
annunca st’autru ‘nvernu non si canta missa,
genti ca sa fa ‘lliccannu a sadda,
ma ci fa truvari a tavula cunsata a cu cumanna

Sono sempre alla finestra e vedo gente sfaccendata,
stravaccata nelle panchine della piazza, spegne e accende la sigaretta,
gente che s’incontra e dice “ciao” con uno sguardo
gente che si evita e quella che si abbraccia e si bacia
Gente che tira avanti stringendo la cinta, si strapazza e non si arrende
altrimenti il prossimo inverno non si canta messa
gente che tira avanti leccandosi la sarda
ma che fa trovare la tavola apparecchiata a chi comanda.

Qui il termine sfaccinata più che gente pigra, indica gente che non ha un granchè da fare. Anche la gente sduvacata che fuma costantemente indica la gente (pigra o disoccupata) perdigiorno. Si salutano solo con sguardo, come se quando ci si vede troppo spesso il saluto diventa superfluo, indicando una città non troppo grande dove nei soliti posti ci trovi la solita gente. Altri che si vedono più di rado o con più piacere si salutano più calorosamente, segno di un legame molto forte, tipico del meridione.

Seguono due modi di dire interessanti. Il primo non si canta missa deriva da u parrino senzza sordi unni canta missa. Cioè che senza soldi neanche il prete celebra la messa. La seconda è ‘llicari a sarda, che significa che, pur essendo la sardina un piatto povero, in casi di estrema povertà o di carestia, piuttosto che mangiarla si preferisce leccarla e conservarla ripetutamente, per farla durare di più.

Qui la prima denuncia sociale, quella del divario tra ricchi e poveri che in questi ultimi anni si sta accentuando (e non solo in sicilia).

Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari
almeno un pocu di chiffari
“Itavinni a travagghiari” vannia ‘n vecchiu indispettitu,
“avemu u picciu arreri o vitru”.
Jù ci dicu “m’ha scusari, chista è la me casa e staju unni mi pare.

“Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Vada a lavorare – grida un vecchio indispettito –
c’è il malocchio dietro i vetri!”
Io dico: “Mi deve scusare, ma a casa mia sto dove mi pare”

Qui, nel ritornello, uno dei vecchi bisbetici di cui sopra urla alla cantante come ad accusarla di pigrizia e di essere pettegola.

La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
a vuci ‘i Patri Coppola n’antrona i casi, trasi dintra l’ossa
“piccaturi rinunciati a ddi piccati di la carni
quannu u riavulu s’affaccia rafforzatevi a mutanna”.
Quannu attagghiu di la chiesa si posteggia un machinone
scinni Saro Branchia detto Re Leone
Patri Coppola balbetta e ammogghia l’omelia cu tri paroli
picchì sua Maestà s’ha fari a comunioni

La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
la voce di padre Coppola ci fa tremare le case, ci entra nelle ossa:
“Peccatori rinunciate a quei peccati della carne
quando il diavolo si mostra rinforzatevi le mutande”
d’un tratto si parcheggia vicino la chiesa un macchinone
scende Saro Branchia detto Re Leone,
padre Coppola balbetta, chiude con tre parole l’omelia
perché sua Maestà si deve fare la comunione!

La seconda critica sociale si rivolge alla chiesa, molto attenta ad entrare nel personale di ognuno imponendone la condotta sessuale, ma scarsamente attenta nei confronti del disagio sociale, forse perché accondiscendente con il potere costituito.

Ancora peggio, quando la macchina del boss locale pargheggia attagghiu (in maniera tangente) alla chiesa, il parroco, che poco prima imponeva la sua autorità entrando nelle case e nell’intimo nei cittadini, con estrema sudditanza ammogghia ( sistema la cosa in maniera precaria o arrangiata ) l’omelia per permettere al boss di fare la comunione. Sottointesa qui, non solo la convivenza di certa chiesa con la mafia, ma anche l’attaccamento contraddittorio della mafia stessa verso la religione. L’argomento è complesso e andrebbe approfondito, e vi sono esempi estremamente opposti.

Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari
almeno un pocu di chiffari
“Itavinni un pocu a mari”, vannia un vecchiu tintu
“accussì janca mi pariti ‘n spiddu”
Jù ci dicu “m’ha scusari,
ma picchì hati a stari ccà sutta a me casa pà ‘nsuttari”.

” Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Se ne vada un po’ al mare – grida un vecchio malconcio e tosto –
così bianca sembra un fantasma “
Io gli dico ” Mi deve scusare,
ma perché deve stare sotto casa mia a insultare? “

Nel secondo ritornello, il significato è chiaro, tuttavia vale la pena di approfondire l’uso di alcuni vocaboli. Spiddu per esempio non appartiene a tutte le varianti del siciliano e il verbo ‘nsuttari non è necessariamente insultare ma un infastidire generico.

Sugnu sempri alla finestra e viru a ranni civiltà
ca ha statu, unni Turchi, Ebrei e Cristiani si stringeunu la manu,
tannu si pinsava ca “La diversità è ricchezza”
tempi di biddizza e di puisia, d’amuri e di saggezza
Zoccu ha statu aieri, oggi forsi ca putissi riturnari
si truvamu semi boni di chiantari
‘Nta sta terra ‘i focu e mari oggi sentu ca mi parra u cori
e dici ca li cosi stannu pì canciari

Sono sempre alla finestra e vedo la grande civiltà che c’è stata,
dove turchi, ebrei e cristiani si stringevano la mano,
allora si pensava che ‘la diversità è ricchezza’
tempi di bellezza e di poesia, d’amore e di saggezza
Quel che è stato ieri oggi forse potrebbe tornare
se troviamo i semi buoni da piantare
in questa terra di fuoco e di mare oggi sento che mi parla il cuore
e dice che le cose stanno per cambiare..

Nel finale uno sguardo d’insieme alla civiltà che è stata e alle enormi contaminazioni culturali. Un seme di speranza e di positività quasi a dire che, a differenza di come crede qualcuno, la Sicila non è come il suo idioma, dove il passato è remoto e il futuro non esiste.

Chi ci aviti di taliari ‘un aviti autru a cui pinsari,
almeno un poco di chiffari
Itavinni a ballari, ittati quattru sauti e nisciti giustu pì sbariari
Jù ci dicu “Cù piaciri, c’è qualchi danza streusa ca vuliti cunsigghiari!?

“Che ha da guardare? non ha altro a cui pensare?
almeno un po’ di da fare?
Vada a ballare, va’ a fare quattro salti ed esca giusto per svagarsi! “
Gli rispondo con piacere: ” C’è qualche danza bizzarra che mi vuole consigliare?!?”

Umili Liriche

musica, appunti e riflessioni sull'universo conosciuto